Processionaria e cani (ma anche gatti). Quali pericoli e come comportarsi.

Processionaria e cani (ma anche gatti). Quali pericoli e come comportarsi.

Consigli pratici dall’ambulatorio

Se ci chiedessero di immaginare una farfalla, la nostra mente evocherebbe danze di insetti leggiadri e multicolori tra i fiori dei campi, in un tripudio di primavera e bellezza.  Purtroppo, però, parlando di Processionaria, la   fantasia deve arrestare la sua corsa per arrendersi all’idea che esistano anche farfalle di aspetto meno gradevole e la cui “prole” può arrecare ingenti danni a piante, uomo ed animali.

Non a caso, esiste un decreto del Ministero delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali del 30 ottobre 2007, dove si stabilisce l’obbligatorietà di contrastare questo insetto.

Thaumetopoea pityocampa, nota come processionaria del pino, è un insetto appartenente alla famiglia dei Lepidotteri. L’adulto è una farfalla piuttosto grassoccia, con le due ali anteriori di colore grigio e le posteriori bianche con due piccoli puntini neri posti nel loro margine inferiore.

Il ciclo vitale di una processionaria si suddivide in quattro fasi: uovo, larva o bruco (che si alimenta mangiando le foglie), crisalide (fase di trasformazione da larva ad adulto) e farfalla (adulto). 

 

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Tra la fine di giugno e l’inizio di agosto, generalmente nelle ore fresche notturne, dopo che è avvenuta nel terreno all’interno dei bozzoli la trasformazione delle larve in crisalidi e successivamente in farfalle adulte, queste ultime emergono dal suolo spiccando il volo e le femmine si accoppiano per poi deporre le uova sulla chioma delle piante e morire in breve tempo dato che hanno una vita di pochi giorni.

Le uova sono deposte in grande quantità e formano una specie di rivestimento attorno agli aghi di pino. Dopo un mese o poco più, a partire da metà agosto circa, dalle uova nascono le larve le quali costruiscono dapprima un nido provvisorio, successivamente il nido definitivo invernale che è generalmente situato nelle parti più alte della chioma e sulle estremità dei rami più soleggiati per resistere al clima rigido invernale. Queste larve si nutrono degli aghi di pino e dato che sono estremamente voraci e in grande numero, causano il defogliamento dell’albero provocando un grave indebolimento della pianta ed esponendola anche all’attacco di altri parassiti.

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Il problema per i nostri amici animali invece arriva nel momento in cui, solitamente tra marzo ed aprile, le larve mature abbandonano i nidi (che con i clienti in ambulatorio di solito paragono allo zucchero filato da asporto delle fiere di paese) e scendendo in fila indiana lungo i tronchi, come fossero in processione, arrivano al suolo dove si interreranno per creare nuovi bozzoli. Questi bruchi di 1-3 cm di lunghezza sono di colore grigio ardesia con una fascia giallastra su dorso costituita da peli urticanti che contengono una sostanza proteica in grado di scatenare   irritazioni più o meno gravi in relazione alla parte con cui vengono in contatto, fino allo shock anafilattico.

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Purtroppo, cani e gatti possono essere attirati visivamente dalla processione delle larve in movimento e sventuratamente infilarci il naso o prenderne con la bocca qualcuna con conseguenze talvolta davvero devastanti. Attenzione, perché potrebbe accadere lo stesso a bambini che giocano in pineta o nei giardini di casa con alberi parassitati!!!!!

 

COSA PROVOCA LA PROVOCA LA PROCESSIONARIA A CANI E GATTI

Le reazioni possono essere variegate e strettamente correlate alla parte del corpo che entra in contatto con la sostanza urticante, come anche alla dimensione della superficie interessata.

Il contatto con la cute è certamente doloroso, ma difficilmente il danno sarà di entità tale da provocare preoccupazioni. In questi casi spesso è sufficiente lavare abbondantemente con acqua la parte al fine di rimuovere eventuali peli urticanti rimasti adesi (attenzione a non mettere le mani sulla zona colpita o a vaporizzare troppo con l’acqua per non rischiare di far arrivare frammenti di essi agli occhi o in altre zone del corpo dell’animale o del vostro). Sulla cute può evidenziarsi un’area di arrossamento eritematoso che, di norma, scompare dopo qualche giorno. Sconsiglio di mettere creme localmente perché sarebbero all’istante rimosse dall’azione di leccamento operata dal nostro amico a quattro zampe. Qualora l’estensione dell’eritema sulla cute fosse importante da richiedere un supporto farmacologico locale (su indicazione del medico veterinario curante e non del web!), andrebbe apposto un collare elisabettiano. 

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Il contatto con le mucose della bocca, lingua, palato può risultare invece molto pericoloso. Gli animali iniziano a salivare profusamente e nei minuti successivi tutta la sintomatologia tende a peggiorare poiché l’edema locale si amplifica e può ingigantirsi al punto da gonfiare la lingua sino a creare ostruzione respiratoria per interessamento anche della glottide; in questi casi il cane manifesterà tosse e difficoltà respiratoria e in taluni casi, il rilascio di istamina può determinare shock anafilattico. Nei punti di contatto con la proteina urticante si creerà un danno tissutale, come se in quei punti si fosse avuta un’ustione. 

Nei giorni successivi all’evento si valuterà con maggiore precisione il danno poiché parti di tessuto potranno andare incontro a morte cellulare e staccarsi. Ovviamente, è facilmente comprensibile come potrebbe non esserci scampo se questo evento riguardasse gran parte della lingua o, peggio, le mucose delle vie aeree o dell’esofago. 

Anche il contatto con l’occhio è molto pericoloso perché creerebbe una forte congiuntivite, nei casi più fortunati, sino a danni importanti alla struttura oculare. 

Sono inoltre segnalati vomito, diarrea talvolta anche con sangue, urine scure.

 

CONSIGLI:

Se doveste malauguratamente trovarvi in una situazione del genere, vi consiglio vivamente di raggiungere al più presto la più vicina struttura veterinaria poiché cercare soluzioni fai da te su internet o improvvisarsi in soluzioni di fantasia, può essere non solo fuorviante ma comporterebbe un ritardo nella messa in atto di procedure che potrebbero salvare la vita al vostro amico, un tempo preziosissimo che il medico veterinario saprebbe utilizzare nella maniera più opportuna e puntuale. 

L’unica cosa che potrebbe essere tentata, avendo una bottiglietta d’acqua già a portata di mano o magari un sifone perché si è nel giardino di casa, cercare di lavare la zona, avendo cura di indirizzare il getto dalla parte posteriore della bocca verso l’uscita perché, all’inverso, potremmo spingere i peli urticanti verso la gola e peggiorare la situazione. Nella stragrande maggioranza dei casi però, l’animale non permetterà l’avvicinamento o l’immobilizzazione per eseguire la manovra, per via dell’intenso dolore. Non perdete tempo ad insistere!!

Dal veterinario invece, si potrà procedere, se il caso dovesse richiederlo con la sedazione ed eventuale anestesia del soggetto per attuare qualunque procedura di cura e salvataggio.   

 

QUALI SONO LE COSE CHE POTETE COMUNQUE FARE

Come al solito, dato che è sempre meglio prevenire piuttosto che curare, possiamo:

    • Evitare di sostare o passeggiare vicino a piante o zone infestate da processionarie (abbiate sempre cura nel periodo fine febbraio- aprile di volgere lo sguardo in alto per poter avvistare nidi   tipici a “zucchero filato” e a terra per individuare le “processioni”).

    • In caso di dubbio, non liberare il cane tenendolo al guinzaglio per la sua sicurezza, evitando così che infili il muso in zone a rischio processionaria.
    • Fare attenzione alle zone con erba più alta o sterpaglie in cui possono nascondersi dei bruchi o a nidi di processionaria accidentalmente caduti.
    • Evitare le zone che sono state trattate con insetticidi perché i nidi, pieni di larve morte ma con peli urticanti ancora in grado di arrecare danno, possono lasciarne cadere a terra. È meglio evitare la zona sino alla rimozione dei nidi sugli alberi.
      • Se si avvistano nidi di processionaria o larve, segnalarlo agli organi competenti comunali (vigili urbani, polizia municipale, Asl di competenza) senza improvvisarsi e rischiare di persona e l'incolumità di altri.

 

Dott.ssa Alessandra Di Marzio. Medico Veterinario libero professionista

 

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